di: Carmelita Cianci

La Selvotta, una storia di famiglia

Intervista a Giovanni e Ilaria Sputore

Nel suggestivo contesto della Costa dei Trabocchi, siamo a Vasto in Contrada Buonanotte a circa un km dal mare, dal 2004 è attivo il Frantoio La Selvotta. Al timone dell’azienda i fratelli Elio e Giovanni Sputore con le rispettive famiglie. Abbiamo incontrato Giovanni e sua figlia Ilaria che subito dopo gli studi in economia aziendale ha deciso di seguire le orme del padre e occuparsi a 360 gradi di olio.

Intervista a Giovanni e Ilaria Sputore

La Selvotta
La Selvotta
La Selvotta
La Selvotta
La Selvotta
La Selvotta
Giovanni Sputore
Oliva Grossa
Nebbio
La Selvotta
La Selvotta
La Selvotta
La Selvotta

Qual è la storia della Selvotta?
Giovanni - Tutto inizia con mio nonno che quasi un secolo fa aprì un frantoio insieme ad altri soci a Vasto, mio padre continuò l’attività e nel ’54 si mise in proprio. Fu lui che acquistò diversi appezzamenti di terreno con oliveti antichi in località Selvotta, il nome dell’azienda deriva proprio da quella zona. Gli altri terreni sono quelli ereditati da mio nonno, a Colle Pizzuto e Montevecchio, sempre nel territorio di Vasto. L’azienda attuale, con un moderno frantoio a ciclo continuo, nasce nel 2004 a Buonanotte, dove oggi è presente anche l’agriturismo -.

Tu Ilaria quando hai capito che da grande volevi occuparti di olio e lavorare nel frantoio di famiglia?
Ilaria - A me è sempre piaciuto l’ambiente del frantoio, ci sono cresciuta e comunque anche quando sono andata via per studiare quella passione è sempre rimasta con me. Ricordo ancora in maniera vivida che da bambina ero solita giocare con le olive ammucchiate all’esterno nei sacchi di iuta, in attesa della molitura. Una volta non c’era la consuetudine di procedere subito con la spremitura, le olive restavano ammassate in attesa di essere frante per giorni. I tempi di  lavorazione erano più lunghi e lenti, c’era un’altra tecnologia. Era un’attività sicuramente più fisica. Poi le cose sono cambiate, è arrivata progressivamente anche una certa consapevolezza, una cultura dell’olio, e negli ultimi quindici anni il modo di lavorare è cambiato totalmente -.

Quanti sono gli ettari olivetati? Quante piante avete?
Giovanni - L’oliveto tradizionale conta circa 16 ettari con 3000 piante, poi dallo scorso anno abbiamo avviato anche un nuovo impianto -.

Di che tipo di impianto parliamo?
Giovanni - È un super intensivo con varietà italiane come Rossellino, Piantone di Mogliano e Lorenzella, si tratta di nuove forme di allevamento adatte alla raccolta meccanizzata. Complessivamente abbiamo messo sette file che potrebbero adattarsi bene a questo territorio. Ovviamente non vogliamo sostituire l’oliveto tradizionale, che ha comunque un costo di gestione alto, ma fornire un’alternativa a un canale come la ristorazione che vuole un prodotto di qualità ma abbordabile in termini di prezzo.
Se si lavora bene, con accortezza, raccogliendo le olive sane appena invaiate, lavorandole con un buon frantoio, il risultato finale può essere davvero sorprendente in termini di qualità - .

Quali sono le cultivar di riferimento dell’oliveto tradizionale?
Giovanni - Sono sicuramente quelle locali, in particolare il Nebbio che è la varietà per eccellenza di Vasto e dintorni. Si tratta di una cultivar rustica che comunque è riuscita a resistere alla famosa gelata del ’56. Una pianta che a livello genetico, e per fruttificazione, è molto simile al Moraiolo toscano, anche se ne differisce per portamento in quanto il Nebbio ha dimensioni decisamente più importanti. Il frutto ha una maturazione tardiva, ha una resa classificabile come medio/alta e dà vita a un extravergine d’oliva fruttato leggero. In uno dei nostri appezzamenti più antichi abbiamo piante di Nebbio che superano i 250 anni, e dalle loro olive otteniamo un monovarietale che è Presidio Slow Food. Poi tra le varietà locali, anche se in misura minore, abbiamo la Gentile di Chieti e qualche pianta di Olivastro, mentre tra le alloctone spiccano il Leccino, tipologia toscana piantata un po’ in tutto l’Abruzzo dopo la gelata del ’56, l’Oliva Grossa ovvero la Bella di Cerignola, la Peranzana, un’altra cultivar pugliese. Poi abbiamo la I77, una varietà ottenuta attraverso una selezione massale in Umbria -.

Con tutte queste cultivar immagino che abbiate la possibilità di produrre più tipologie di olio.
Ilaria - Attualmente facciamo cinque monovarietali: Nebbio (fruttato leggero), uno dei nostri prodotti di punta, molto apprezzato anche all’estero, Gentile di Chieti (fruttato medio), Leccino (fruttato leggero), I77 (fruttato leggero/medio) e Oliva Grossa (fruttato leggero). Quest’ultima varietà, a duplice attitudine, pur non essendo autoctona, per tradizione in questa zona è sempre stata utilizzata come oliva da mensa, e mai per fare olio evo. Noi siamo stati i primi a valorizzarla, già quindici anni fa, per il monovarietale e i risultati in termini di qualità sono davvero interessanti.
Tra gli altri prodotti abbiamo oli evo
aromatizzati, all’arancia e al limone, e i blend: la DOP Colline Teatine, ottenuta con Nebbio, Leccino e Gentile di Chieti, e l’Electum, un evo realizzato con Nebbio, Peranzana e Gentile di Chieti, particolarmente apprezzato nei concorsi di settore -.

Quando iniziate solitamente la raccolta delle olive? Come lavorate nell’oliveto e in frantoio?
Ilaria - Solitamente la prima settimana di ottobre. La raccolta inizia sempre con il Leccino, la varietà più precoce nella maturazione e poi a seguire ci sono tipologie come I77 e Oliva Grossa, mentre la cultivar più tardiva è il Nebbio. Per la raccolta utilizziamo abbacchiatori e scuotitori a braccio, che vanno a scuotere i rami e sono sicuramente meno invasivi rispetto al classico scuotitore a tronco. Le olive appena raccolte vengono subito lavorate nel nostro frantoio a ciclo continuo a due fasi e mezzo, lavoriamo con pochissima acqua. Il passaggio successivo è quello della filtrazione, dopodiché l’olio viene stoccato in cisterne di acciaio inox e conservato sotto battente d’azoto a temperatura controllata. Da qualche anno commercializziamo il nostro olio anche in bag in box -.

Fate accoglienza in Frantoio?
Ilaria - Su richiesta facciamo visitare l’oliveto e il frantoio, e organizziamo la degustazione, tuttavia dobbiamo perfezionare l’esperienza e ritagliarci uno spazio con una sala degustazione dedicata esclusivamente all’assaggio. Ci stiamo lavorando! -

 

Azienda Agricola La Selvotta
Via Buonanotte, 10, Vasto (CH)
www.laselvotta.it
Tel. 0873 801658
 

 

[Crediti | Foto di www.olimonovarietaliabruzzo.it]

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